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Training: gli animali scelgono di collaborare

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Cos’è il training?

Il training è una pratica molto usata nei moderni giardini zoologici per instaurare, migliorare e facilitare una collaborazione tra esseri umani e animali. Durante le sessioni di training viene chiesto agli animali di mostrare un determinato comportamento per permettere spostamenti all’interno della struttura o visite veterinarie. Questo è possibile grazie al fatto che l’animale viene premiato con una ricompensa (rinforzo positivo) quando mette in atto il comportamento richiesto in quel momento.

trainers, di solito guardiani dello zoo, sono figure professionali che lavorano nei moderni giardini zoologici e che hanno il compito di insegnare agli animali a collaborare e partecipare volontariamente a procedure di gestione e veterinarie.

Il training viene svolto dagli animali in modo volontario, questo significa che possono scegliere se farlo o meno e quando interromperlo, per esempio allontanandosi dal trainer. Le scelte che farà un animale non sono mai sbagliate e gli esseri umani sono tenuti a rispettarle. Tutte le pratiche di training vengono eseguite in piena sicurezza, sia per l’animale che per l’uomo.

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Il training è stato applicato con successo a moltissime specie negli zoo, grazie al fatto che le richieste che vengono avanzate dai trainers rispettano le caratteristiche della specie coinvolta (biologiche, evolutive etc.). I mammiferi e gli uccelli sono i gruppi maggiormente inclusi in progetti di training, ma sono sempre di più gli esempi di successo in rettili e anfibi.

Come funziona?

Una delle sfide che incontra un trainer è quello di far capire all’animale cosa gli sta chiedendo di fare. Esistono diversi metodi in realtà, noi ve ne raccontiamo uno.

Durante le sessioni di training viene solitamente utilizzato un target, cioè un oggetto di forma allungata che può presentare all’estremità una forma sferica colorata.

Ogni volta che l’animale incontra la richiesta del trainer, quest’ultimo utilizza un fischietto o un clicker (un oggetto con una linguetta di metallo che quando premuto emette un click) per fargli capire che ha risposto correttamente.  L’animale impara ad associare quel suono al comportamento richiesto tramite quella specifica parola o quel gesto. 

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Chiedimi solo quello che posso imparare

Grazie ai termini utilizzati, alla gestualità che li accompagna, al posizionamento del target e alla ricompensa che segue il comportamento corretto, il trainer riesce a far capire all’animale le sue richieste. Queste ultime, seguendo le linee guida diffuse dall’EAZA (l’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari), devono tenere conto della storia evolutiva della specie, ma anche di quella individuale e della personalità del singolo esemplare.

E’ molto utile insegnare all’animale a riconoscere il proprio nome e ripetere le sessioni di training ogni giorno, soprattutto all’inizio. Il lavoro del trainer richiede spesso la ricerca di soluzioni, a volte includendo una certa creatività, che si adattino alla specie e al singolo animale. Questo lavoro è infatti una vera sfida e porta ad una continua riscoperta di sé e degli animali con cui si interagisce. Un percorso di training può essere lungo ed impegnativo; sono necessari grande dedizione e pazienza per ottenere dei risultati. Proprio per questo è nata la figura professionale del trainer, ormai indispensabile nei moderni giardini zoologici.

A cosa serve?

Valutare le condizioni di salute di un animale non è semplice, soprattutto se si tratta di animali selvatici potenzialmente pericolosi. I veterinari hanno bisogno di visitare i loro pazienti valutando le condizioni sotto ogni punto di vista, per esempio possono aver bisogno di osservare la bocca o il ventre di una tigre.

Immaginate di essere un veterinario e di notare delle macchie inusuali sulla pelle di una zebra o la crescita anomala degli zoccoli di una giraffa. Per analizzare più a fondo la situazione avrete bisogno di osservare da vicino l’animale e la parte interessata, anche per diversi giorni di seguito. Il training può servire anche solo per convincere l’animale ad avvicinarsi e mostrare una parte del corpo. La ricerca scientifica ci ha insegnato che alcune specie sono maggiormente soggette a determinate patologie (come succede per le diverse razze di cani), quindi è facilmente intuibile fino a che punto sia necessario abituare gli animali al training veterinario, in modo da poterne beneficiare in futuro per valutarne e mantenerne le condizioni di salute.

Non è possibile né eticamente accettabile sedare un animale ogni qualvolta si ha la necessità di valutarne lo stato di salute, per questo motivo il training risulta particolarmente utile per i professionisti che lavorano nei giardini zoologici.

Alcuni esami concepiti per determinare lo stato di salute degli esseri umani possono essere applicabili agli animali in base alla specie. Un esempio molto semplice è quello del prelievo di sangue. E se vi dicessi che il training permette di prelevare il sangue ad una leonessa con la sua collaborazione?

Qui sotto potete trovare un video esempio

Non stressarmi!

Il training serve proprio per non stressare l’animale e contemporaneamente essere in grado di visitarlo e condurre analisi e prelievi applicabili a quella specie. Senza un adeguato percorso di training, l’animale non sarebbe abituato alle situazioni richieste da visite ed esami medici, che  quindi  gli risulterebbero stressanti. Questi contesti devono diventare a lui familiari e conosciuti in modo che capisca che non è in pericolo. Per questo motivo occorre ripetere le sessioni di training simulando i vari controlli medici necessari.

Pensare che una tigre o un orso possano avere paura non è un concetto a noi familiare, ma esattamente come gli esseri umani, anche gli animali possono temere situazioni che non conoscono e di cui non hanno il controllo e di conseguenza reagire con comportamenti stress-correlati o di difesa. Il benessere animale è ormai la base decisionale dei moderni giardini zoologici, che quindi non hanno intenzione né possono permettersi di creare situazioni stressanti per gli animali che ospitano. Per questo motivo si preferisce abituare gli animali attraverso il training piuttosto che utilizzare metodi più rischiosi e stressanti (per esempio la sedazione), che vengono adoperati solo quando strettamente necessari.

 
Nel video sottostante potete trovare un video esempio del training  di un coccodrillo

Quali ricompense vengono utilizzate?

Che ci crediate o meno, non sempre il cibo è la ricompensa più efficace, anche se viene utilizzato per rinforzare il comportamento richiesto; anche gli apprezzamenti vocali, riconosciuti attraverso il tono della voce, possono essere molto efficaci (pensate ai complimenti che rivolge un padrone al proprio cane). Ricordiamo inoltre che ogni individuo ha preferenze alimentari e di ricompensa diverse.

Queste preferenze possono estendersi addirittura al trainer, l’animale può cioè mostrare risultati migliori e una migliore collaborazione con una persona specifica rispetto agli altri trainers. Il sesso del trainer e dell’animale può influire sulla risposta di quest’ultimo al training.

Effetti collaterali

Diversi studi hanno evidenziato come il training sia un arricchimento, uno stimolo positivo per gli animali. Ma lo è anche per il trainer, che nella maggior parte dei casi è un guardiano dello zoo e tramite il training può trarre maggiore soddisfazione dal proprio lavoro. Una migliore qualità del rapporto tra trainer e animale porta entrambi a beneficiare di una collaborazione proficua e duratura.

Il training migliora perciò le condizioni di vita degli animali e degli esseri umani, permettendo allo stesso tempo di conoscere la specie, gli individui e studiarne le reazioni.
Molte ricerche sono state condotte sul rapporto uomo-animale e sul training condotto negli zoo, accrescendo la conoscenza scientifica e umana in diversi ambiti.

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Nei moderni giardini zoologici

Mi sembra doveroso precisare che gli animali con i quali viene intrapreso con successo un percorso di training non sono stati necessariamente allevati dall’uomo in giovane età, né hanno avuto con gli esseri umani contatti più ristretti di quelli normalmente permessi negli zoo. Bisogna inoltre ricordare che i moderni giardini zoologici devono comunque rispettare le leggi del paese in cui si trova la struttura e i regolamenti delle associazioni di cui fanno parte.

Alcuni giardini zoologici, anche italiani, eseguono dimostrazioni di training nelle zone visibili al pubblico, accompagnandole a descrizioni ricche di informazioni sulla specie e sulle pratiche eseguite.

Qui sotto potete trovare il video di una dimostrazione allo zoo di Houston in lingua inglese e una sessione di training allo zoo di Copenhagen.

Riferimenti

Burghardt, G. M. (2013). Environmental enrichment and cognitive complexity in reptiles and amphibians: concepts, review, and implications for captive populations. Applied Animal Behaviour Science147(3-4), 286-298.

Kuppert, S. (2013). Providing Enrichment in Captive Amphibians and Reptiles: Is it important to know their communication?

Melfi, V. (2013). Is training zoo animals enriching?. Applied Animal Behaviour Science147(3-4), 299-305.

Ward, S. J., & Melfi, V. (2013). The implications of husbandry training on zoo animal response rates. Applied Animal Behaviour Science147(1-2), 179-185.

Westlund, K. (2014). Training is enrichment—and beyond. Applied Animal Behaviour Science152, 1-6.

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