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Mi aiuti? Supporto animale

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Per noi esseri umani dare e ricevere supporto da altre persone è abbastanza comune e normale: amici, famigliari, conoscenti, persino estranei. Studi sulla nostra specie hanno dimostrato che il supporto sociale aiuta ad affrontare periodi di stress, problemi di salute e a raggiungere uno stato di benessere psicologico. In definitiva siamo una risorsa gli uni per gli altri.

Ci stupirà (o forse no) sapere che gli animali, esattamente come gli esseri umani, traggono beneficio dal supporto di individui della stessa specie.

Alcuni ricercatori hanno indagato come questo avvenga in molte specie diverse e quali possano essere i benefici, considerando tutte le sfide che le specie devono poter superare, soprattutto in natura.

Che cosa hanno scoperto?

Il contesto sociale è molto importante per quelle specie che vivono in gruppo e diversi articoli sono concordi sul fatto che la socialità si sia evoluta per far fronte alle sfide ambientali. Per gli animali sociali il contatto con altri conspecifici è così importante che molti ricercatori sostengono che in queste specie studiare il comportamento di un singolo animale da solo non possa condurre a risultati affidabili: essi non rispecchierebbero infatti il normale comportamento della specie o dell’individuo. Basti pensare a tutte quelle cose che facciamo quando siamo soli e che evitiamo quando siamo in compagnia di altri esseri umani.

gatti

La capacità di affrontare degli eventi che possono mettere alla prova le abilità di un animale probabilmente dipendono anche dalla sua personalità.

I risultati delle ricerche ci dicono che gli animali superano esperienze stressanti e si ristabiliscono meglio dopo averle vissute se hanno la possibilità di stare con i loro conspecifici. È stato scoperto che, anche durante situazioni che possono risultare stressanti, le reazioni allo stress possono essere ridotte grazie a comportamenti positivi e affiliativi (che sono sempre positivi e servono a creare e mantenere un legame) scambiati con altri animali. Si ritiene inoltre che persino le conseguenze dello stress sul sistema immunitario vengano regolate dal supporto sociale.

Ancor più affascinante è il fatto che il sostegno dei conspecifici non rechi benefici solo a livello fisico, ma permetta agli animali (uomo incluso) di applicare quelle strategie che servono loro per far fronte ad eventi potenzialmente stressanti.

Come molti di voi avranno sperimentato nella loro vita, la fregatura sta nel fatto che debba esserci una corrispondenza tra le strategie di adattamento necessarie in una certa situazione (cioè quello che dovremmo effettivamente fare per superarla) e il supporto sociale di cui abbiamo bisogno per riuscire a metterle in pratica. Non sempre, infatti, nel momento del bisogno siamo con una persona che possa stimolarci positivamente ad affrontare la specifica situazione in cui ci troviamo.

La maggior parte degli studi sul “supporto animale” sono stati condotti su animali da allevamento, in cui si è scoperto che gli individui cercano il contatto sociale quando si trovano di fronte a fattori stressanti (lo fanno per esempio maiali, polli e bovini). Non mancano tuttavia ricerche sul benessere di altre specie.

Facciamo qualche esempio 

Tra i primi riscontri del supporto sociale troviamo l’evidenza che la paura di un gatto di cibarsi diminuisca dopo aver visto un conspecifico mangiare; un capretto riesca a tollerare un nuovo ambiente se la madre è presente; i ratti stressati siano maggiormente attratti da altri animali rispetto ai loro conspecifici più rilassati.

In un ambiente sconosciuto molte specie tendono ad emettere vocalizzazioni di pericolo che riflettono il loro stato emotivo, questi richiami però diminuiscono quando viene introdotto un conspecifico. Tali studi sono stati condotti per esempio sulle scimmie scoiattolo, sulle pecore e sui porcellini d’India.

Inoltre moltissime sono le ricerche che hanno studiato come gli animali acquisiscano dei comportamenti osservando i loro simili, per esempio possono imparare da un conspecifico come ottenere del cibo. Questa abilità viene chiamata social learning, ovvero apprendimento sociale.

benessere animale

Animali da allevamento

I giovani maiali dopo aver osservato un conspecifico scegliere un mangime aromatizzato, ne imitavano il comportamento optando per quell’alimento anche se era presente del cibo a cui erano già abituati. La quantità di mangime ingerito aumentava se i due maialini appartenevano alla stessa cucciolata, dimostrando una nuova preferenza alimentare dopo l’interazione sociale. La presenza di un conspecifico può perciò anche prevalere sulla diffidenza verso nuove fonti di cibo. Quindi niente di diverso da quando un amico ci fa provare un nuovo ristorante; più lo conosciamo e più ci fidiamo.

Nei maiali tra i 21 e i 35 giorni di vita è stato invece scoperto che la presenza di un conspecifico che mostri comportamenti affiliativi regola l’espressione dei geni correlati allo stress nella corteccia prefrontale, nell’amigdala e nell’ipotalamo.

In diverse specie è stato dimostrato che mantenere gli animali in coppie piuttosto che da soli ne riduce anche la pressione sanguigna (un pensiero va a tutti coloro che hanno dovuto passare la quarantena da soli).

pecora

Uno studio del 2004 (Da Costa et al., 2004) ha dimostrato che una pecora ospitata da sola presentava un rallentamento del battito cardiaco e una minore concentrazione di adrenalina quando le veniva mostrata la foto di un’altra pecora.

I vitelli invece preferiscono un contatto fisico diretto con un conspecifico piuttosto che uno limitato attraverso la gabbia.

Allo stesso modo i polli soggetti a situazioni stressanti non solo cercano la vicinanza dei conspecifici, ma preferiscono stare vicino ad animali a loro familiari. Mentre altre specie di uccelli potrebbero beneficiare del contesto sociale, sia che vivano in grandi gruppi, sia che formino coppie stabili.

Specie selvatiche

Negli odontoceti (mammiferi marini provvisti di denti come delfini e orche) il supporto sociale può essere espresso con il nuoto in gruppo o sincrono tra individui e la vicinanza con i conspecifici può appunto aiutare a far fronte allo stress. Per esempio per i cuccioli il nuoto sincrono è un’importante momento per imparare dalla madre come interagire con l’ambiente. Inoltre alcuni studi hanno dimostrato che legami sociali tra delfini ne aumentino la sopravvivenza dei giovani, che può essere predetta sulla base dei rapporti sociali instaurati in giovane età.

I giovani maiali do Infine in alcune scimmie del Nuovo Mondo (in particolare della famiglia Callithrichinae) è stato studiato  come un esemplare temporaneamente diviso dal gruppo benefici della possibilità di poter sentire la vocalizzazione di un conspecifico familiare. Infatti gli animali isolati mostravano una minore concentrazione di cortisolo* nell’urina (una misura molto comune negli studi sull’effetto di situazioni stressanti negli animali) rispetto ad individui isolati a cui non veniva fatto sentire alcun suono. La vocalizzazione utilizzata in questo studio si chiama phee call e in queste piccole scimmie sembra servire per mantenere il contatto con i conspecifici anche quando si trovano a distanza.

*Il cortisolo è un ormone che viene prodotto dalle ghiandole surrenali e in diversi studi l’alta concentrazione nelle urine, nelle feci, nel corpo è risultata correlata a situazioni stressanti vissute dall’animale.

In ogni specie la socialità può avere un suo ruolo diverso ed essersi evoluta per una certa ragione o (più verosimilmente) una concomitanza di fattori. Uno di questi sembra essere il supporto sociale che aiuta gli individui a reagire in una certa maniera di fronte a situazioni nuove oppure a diminuire lo stress che ne deriva. Queste scoperte non restano solo nozioni teoriche, ma ci dicono molto delle specie animali in generale, di quelle più vicine a noi e dell’essere umano.

In conclusione il supporto sociale è incluso nei fattori utili al benessere animale e questo è uno dei motivi per cui, in strutture gestite dall’uomo, si cerca di ricreare un gruppo sociale ideale e nel caso di animali selvatici, il più vicino possibile a ciò che osserviamo in natura.

Qui trovate un video esempio di comportamenti affiliativi mostrati da un gruppo di leoni.

Riferimenti

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Da Costa, A. P., Leigh, A. E., Man, M. S., & Kendrick, K. M. (2004). Face pictures reduce behavioural, autonomic, endocrine and neural indices of stress and fear in sheep. Proceedings of the Royal Society of London. Series B: Biological Sciences271(1552), 2077-2084.

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