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Il sottobosco

Il sottobosco è una di quelle componenti di un ecosistema che vengono spesso sottovalutate. Molte persone trovano che i boschi non siano “ordinati” con tutte quelle piante alla base degli alberi e vorrebbero un prato verde e in ordine al posto del sottobosco. Niente di più lontano da ciò che servirebbe alle foreste!

Una comunità variabile

Nelle foreste temperate il sottobosco comprende la comunità vegetale che ne forma lo strato più basso (sotto l’altezza media di 1 m) e che varia in base alle specie di alberi presenti. Questo perché la richiesta di nutrienti, il filtraggio della luce, l’acqua che raggiunge il suolo e la perdita o meno delle foglie nelle stagioni fredde influenza la crescita del sottobosco in generale e la presenza di determinate specie piuttosto che altre. Per esempio possiamo trovare piante vascolari (piante con veri tessuti e organi, che possono essere legnose o meno), briofite (prive di tessuto vascolare comunemente note come muschi), licheni (derivati dall’associazione di un organismo autotrofo, come può essere un’alga, con un fungo che vivono come simbionti, cioè traendo entrambi vantaggio dalla loro relazione). La quantità di nitrogeno e l’acidificazione del terreno è stato dimostrato cambino la composizione del sottobosco, favorendo alcune specie e non altre.

Ruolo negli ecosistemi

Il ruolo del sottobosco nell’ecosistema è collegato all’ambiente in cui si trova e alle caratteristiche del bosco stesso. Il sottobosco è un’importante riserva di biodiversità (contiene l’80% della diversità di piante vascolari presente nelle foreste temperate) che può influenzare i processi e le funzioni che avvengono all’interno degli ecosistemi: la produzione dell’humus, il ciclo dei nutrienti, l’evapotraspirazione, la rigenerazione degli alberi, l’impollinazione e le dinamiche dei patogeni (sì, anche le piante hanno dei patogeni). 

Si parla molto del fatto che le foreste abbiano un ruolo nel flusso del carbonio, crescendo non fanno altro che sequestrarlo dall’atmosfera. La vegetazione del sottobosco non è da meno, infatti alcuni studi dimostrano che la sua crescita contribuisca fino al 22% del flusso del carbonio al suolo ogni anno.

Il sottobosco gioca anche un ruolo importante nel ciclo dell’acqua attraverso l’evapotraspirazione e cioè l’evaporazione e la traspirazione dalla superficie delle piante e dai tessuti vegetali; può arrivare infatti a contribuire fino al 40% dell’evapotraspirazione delle foreste. Il microclima che si crea nel sottobosco, la composizione e abbondanza delle specie, ma anche le caratteristiche del suolo  giocano un ruolo fondamentale in questo.

Relazione sottobosco-foresta

Il sottobosco e la foresta hanno due strategie di crescita diverse, il primo cresce all’aumentare delle temperature in primavera sfruttando i nutrienti che si trovano di solito concentrati soprattutto nella parte superiore del suolo , dove si trovano le radici. Le specie erbacee assimilano anche con maggior efficienza i nutrienti rispetto agli alberi.

La rigenerazione di una foresta e quindi la comparsa della nuova generazione di alberi dipende dai semi e la loro emergenza, sopravvivenza e crescita è influenzata dal sottobosco. Esso fa da filtro: nel caso sia composto di specie molto competitive ridurrà la crescita di nuovi alberi, ma il microclima che crea potrebbe facilitare la germogliazione dei semi degli alberi che non sopportano bene la siccità. Inoltre la vegetazione a livello del suolo potrebbe proteggere i semi funzionando come rifugio e come nutrimento alternativo per gli animali.

Sottobosco e fauna

Molte specie di alberi si affidano al vento per l’impollinazione, ma non mancano specie che si basano sulla presenza di insetti impollinatori (Sapindaceae (Acer, Aesculus), Malvaceae (Tilia), Rosaceae (Prunus, Sorbus) and Fabaceae (Robinia)). La vegetazione del sottobosco fornisce agli impollinatori un habitat: in particolare più aumenta la copertura più cresce l’abbondanza e la ricchezza di specie di api e sirfidi (insetti ditteri che somigliano soltanto ad api, bombi e vespe). Infatti questo strato della foresta offre rifugio, cibo e habitat a diverse specie animali, soprattutto artropodi ed erbivori.

Il sottobosco è anche molto importante per le specie di uccelli che nidificano al suolo, per farfalle e libellule che prediligono zone d’ombra, per rettili e anfibi e per piccoli mammiferi che possono muoversi indisturbati tra la vegetazione anche di giorno. 

Foto di Elena Mercugliano: Bosco della Giretta di Settimo Milanese

Influenza dell’uomo

Alcuni studi hanno investigato come il cambiamento nelle tecniche agricole, nell’utilizzo di determinati fertilizzanti e le temperature influenzino in vario modo la vegetazione del sottobosco, tuttavia molto resta ancora da comprendere su questi temi. Negli ultimi decenni gli scienziati hanno scoperto che il modo in cui viene utilizzato il suolo, il territorio, può avere effetti persistenti nella composizione della comunità del sottobosco e quindi nella sua funzione. Altri fattori in gioco nella variabilità delle specie sono il cambiamento climatico e la presenza di specie invasive (come questa).

I boschi in aree urbane che vengono regolarmente gestiti per motivi estetici e di sicurezza sono habitat importanti per diverse specie e una cattiva gestione e la rimozione del sottobosco può causare danni alle comunità di insetti, per esempio a popolazioni di coleotteri meno adattati alla vita in spazi aperti. In particolare alcune piante ospitano solo determinate specie di insetti (pensiamo alle farfalle) e la loro rimozione, come si può facilmente intuire, avrebbe un impatto negativo diretto su di esse, rendendole più vulnerabili rispetto ad altre.

Dove gli uccelli nidificano al suolo, un taglio e pulizia del sottobosco può non solo cambiare il loro comportamento, ma anche diminuire la densità di alcune specie. L’avifauna può modificare la propria composizione e questo può avere un impatto su piante e comunità di insetti, visto che gli uccelli si cibano di entrambi.

Le aree che ospitano specie in pericolo di estinzione richiedono una gestione più attenta, in quanto interventi di rimozione del sottobosco possono avere un impatto rilevante anche sulle specie che invece si tenta di proteggere in quelle specifiche zone.

Strategie di conservazione

Vista l’importanza della vegetazione per la fauna, è necessario gestire con il giusto tempismo il taglio della vegetazione nelle aree verdi per assicurarsi di andare incontro alle necessità delle specie, dell’ambiente e dell’ecosistema.

Infatti gli interventi umani possono disturbare la crescita sia della foresta che del sottobosco, entrambi già in pericolo per via dei cambiamenti climatici ai quali devono adattarsi. Questi vanno a variare le temperature, la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, le precipitazioni e altri parametri che rischiano di comprometterne le funzioni e tutti i servizi che le foreste e il loro sottobosco garantiscono in quanto ecosistemi alla fauna e agli esseri umani.

Se si vuole proteggere questi ecosistemi è necessario includere, oltre alla componente arborea, anche quella del sottobosco nelle strategie di conservazione. Quello che è chiaro infatti è che esista una stretta relazione tra sottobosco e foresta e tra essi e le specie animali che vi vivono, vi si rifugiano o che sfruttano in vario modo questo complesso ecosistema a cui tutti noi siamo collegati.

Riferimenti

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