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I suoni dei pesci

Gli oceani non sono silenziosi. Come molte scoperte, anche quella dei suoni degli oceani è stata fatta seguendo le necessità belliche: scoprire i sottomarini nemici era infatti essenziale; quando si è iniziato ad ascoltare i suoni sotto la superficie degli oceani, ci si è resi conto che non c’erano “solo” quelli prodotti dall’uomo.  A dire il vero, i suoni degli oceani erano così forti da sovrastare quelli dei mezzi umani come le barche e da far scoppiare mine acustiche.

Negli oceani pesci, crostacei, mammiferi emettono suoni per comunicare tra loro.

Muto come un pesce” perde il suo significato ora che lo sappiamo.

I suoni dei pesci

Visto che comunicano anche in ambito sonoro, i pesci sanno discriminare tra suoni diversi, individuarne la direzione e probabilmente anche la distanza di provenienza. Grazie alle caratteristiche dell’acqua, come l’alta densità, le onde sonore vi si diffondo rapidamente e si attenuano meno che nell’aria.

I suoni utilizzati dai pesci sono impulsi sonori prodotti a seguito della contrazione di muscoli o allo sfregamento di strutture sulle superfici. Ci possono essere differenze tra specie dovute alla grandezza dei muscoli utilizzati e delle parti del corpo che sfruttano come per esempio le pinne pettorali.

Alcune caratteristiche acustiche possono variare: ampiezza, durata e frequenza dipendono anche dalla modalità con cui viene prodotto un suono. Un singolo impulso di solito è di breve durata, ma quella complessiva di più eventi acustici, il loro numero, il picco di frequenza, le frequenze massime e minime variano molto.

I pesci emettono suoni in diversi contesti: quando competono per accoppiarsi, per lo spazio o si trovano in situazioni stressanti o di disturbo. La maggior parte degli impulsi vengono prodotti per proteggere il territorio o durante gli scontri per l’accoppiamento.

Lotte, amore e territorio

Durante le lotte per gli accoppiamenti la comunicazione è sia acustica che visiva e generalmente include movimenti e combattimenti (morsi, mouth-wrestling e speronamenti). Il mouth-wrestling è quel comportamento che spesso viene descritto come “un bacio tra due pesci”, mentre in realtà fa parte della lotta per avere accesso alla riproduzione.

Alcuni studi riportano che siano per lo più gli animali che attaccano ad emettere segnali acustici e solo raramente dagli individui che battono in ritirata. Entrami i pesci possono produrre impulsi durante lunghe lotte.

In alcune specie i maschi sembrano “cantare”, un po’ come gli uccelli, per attrarre potenziali partner. Vari parametri permettono di rendere il canto specie-specifico, cioè tipico di una specie; anche la distanza alla quale attrae conspecifici varia a seconda della specie.

Durante il corteggiamento sono i maschi a produrre richiami (di solito a bassa frequenza) quando si trovano vicino a delle femmine. Queste ultime secondo alcuni studi sembrano preferire maschi “vocali”, cioè quelli che cantano di più, e possono utilizzare le caratteristiche dell’impulso per valutarne le condizioni e la qualità. In alcune specie frequenza e ampiezza del suono possono indicare la dimensione del pretendente, mentre il periodo dell’impulso e l’attività di richiamo possono essere correlati alle condizioni fisiche.

Quando stabiliscono e difendono un territorio molte specie emettono dei segnali, ma lo fanno anche per mantenere le distanze durante le aggregazioni, per esempio nei salmoni. Le ipotesi in quest’ultimo caso sono che gli impulsi servano per diminuire le probabilità di predazione su più di un individuo.

Feeding time

In pesci non territoriali gli impulsi possono essere impiegati mentre consumano cibo e in alcune specie essi possono aumentare con lo stato generale di attività del pesce e con le temperature. Se un individuo viene toccato o ostacolato da un conspecifico, in alcune specie risponde con i suoni mentre gli nuota attorno battendo la pinna caudale.

In altre invece è stato scoperto che gli individui che “ringhiano” (growl) mentre nuotano in cerchio sono quelli che hanno più probabilità di afferrare il cibo.

Alcuni pesci utilizzano la comunicazione acustica in situazioni di disturbo come l’avvicinamento di un predatore o la presenza di un sub, con la possibile funzione di richiami di avvertimento nei confronti dei conspecifici, dando loro la possibilità di fuggire o nascondersi.

Disturbo antropico

Alcuni ambienti, come quelli costieri, sono caratterizzati da un disturbo acustico maggiore, con rumori che si sovrappongono, e dal fatto che spesso le vibrazioni acustiche a bassa frequenza possono propagarsi solo su brevi distanze.

Certo è che i pesci devono fare i conti con i rumori delle onde, del vento, ma anche con il disturbo antropico (antrhopogenic noise), che avviene persino in oceano aperto. Questo, ora possiamo comprenderlo meglio, è un problema crescente e attuale, soprattutto perché i suoni prodotti dalla maggior parte delle attività umane in mare sono a bassa frequenza e quindi nel range di comunicazione acustica agonistica e di accoppiamento migliore per i pesci.

Se da una parte si ipotizza che le specie possano sul lungo periodo adattarsi cambiando il loro range, la tipologia di comunicazione su cui si basano o evitare alcune aree (spatial avoidance); dall’altra potrebbero subire passivamente gli effetti dell’intrusione di interferenze nelle loro frequenze. Potrebbero infatti non cambiare il proprio comportamento, mostrare risposte allo stress e danni temporanei o permanenti agli organi sensoriali.

Ora, quando andrete al mare o quando incontrerete un pesce, lo vedrete in modo diverso.

Per vedere altre cose in modo diverso leggete anche il nostro articolo su Seaspiracy e altre nostre storie sulla natura.

In fondo trovate un bellissimo video della BBC sui suoni dei pesci.

Curiosità

La prima raccolta di suoni emessi dai pesci fu messa in vendita nel 1953.

Qualcuno ha anche tentato di guidare i pesci tramite i suoni.

Riferimenti

Ladich, F. (Ed.). (2015). Sound communication in fishes (Vol. 4). Springer.

Ladich, F., & Myrberg, A. A. (2006). Agonistic behavior and acoustic communication. Communication in fishes1(1), 121-148.

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